DOCUMENTO N.7

Da : D. V. Denon, L’Originale e il Ritratto, Bassano, 1792, p. XVIII e p. XXIV, (Volume Op. B. 61/6 della Biblioteca Civica di Verona).

 

III

SONETTO I

Donna, chi teme in Voi fissar gli sguardi

Né può di vostra faccia andar digiuno,

Là volga il piè ve la immortal Lebruno

Con ispirata man vi pinse; e guardi.

Folle! dell’error mio m’accorgo tardi:

Pari così sono i due volti, che uno

Non cede all’altro; ecco il bell’occhio bruno,

Ecco uscir dalla tela il foco e i dardi.

Piacque dunque al destin, che il vostro ciglio

O di natura, o in opra d’arte espresso

Visto non fosse mai senza periglio:

E l’opra uscir dovea dal vostro Sesso,

Cui sol, dando ai fiammanti occhi di piglio,

Col fulmine scherzare era concesso.

IPPOLITO PINDEMONTI

 

 

 

VIII

TETRASTICHON

Quaeris cur mulier non vir depinxerit? hanc bis

Pingere vir coeptans bis cecidere manus.

Jamque resumit opus, frontem designat, ocellis

Dum tamen instat hians, ictus ab igne fugit.

_____

VERSIONE LIBERA

Sol ritrar ti poteo Donna pittrice

La cui Dedala destra indur si dice

Gradito error fra il vero e volto e il finto.

L’uomo il più fermo mal si fora accinto

Su tela a riprodur l’aureo sembiante

Senza arrestarsi, e divenirne amante.

La fronte alcun forse tracciò, ma poi

Giunto all’igneo fulgor degli occhi tuoi,

Mentre più volte osò scontrarli invano,

L’Arte vinta, e il pennel lasciò la mano.

Sig. Ab. SIBILIATO, p. p. dell’Università di Padova